Un Museo geologico a Predazzo

Il Museo Geologico delle Dolomiti è stato inaugurato a Predazzo nel 1899 con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio geologico e naturalistico locale. Dal 2012 è sede territoriale del MUSE (Museo delle Scienze di Trento) mentre nel 2015, a seguito di un’importante opera di rinnovamento, ha riaperto con un nuovo allestimento dall’approccio moderno e interattivo attraverso il quale oggi racconta la storia delle Dolomiti di Fiemme e Fassa e il loro millenario rapporto con le popolazioni locali, rappresentando uno snodo centrale della riflessione sul tema Dolomiti, Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Ma perché un Museo Geologico proprio a Predazzo?

I territori di Fiemme e Fassa sono da sempre conosciuti per la ricchezza di rocce e minerali e proprio per questo, da lungo tempo frequentati da studiosi provenienti da tutta Europa.

“Questa è la chiave delle Alpi…sede dei fenomeni geologici più svariati e meravigliosi”. scriveva Leopold von Buch, uno degli studiosi che dall’inizio dell’Ottocento si dedicarono all’esplorazione e alla ricerca nelle nostre Valli. Ma non fu lui ad accendere i riflettori su Predazzo. A trasformare questo piccolo centro fuori delle grandi vie di comunicazione in una meta di richiamo mondiale per studiosi di diverse discipline, contribuì invece la sensazionale scoperta del conte vicentino Giuseppe Marzari Pencati, consigliere delle miniere dell’Imperial Regio Governo delle province venete.

Attorno al 1819 Pencati scalò un’area del monte Pelenzana arrivando in zona Canzoccoli, una località ad ovest di Predazzo; qui scoprì, con sua grande sorpresa, che il calcare era ricoperto di granito.

La scoperta di Pencati, pubblicata nel 1820 in un articolo del “Nuovo Osservatore Veneziano”, creò enorme scalpore anche al di fuori dell’ambito accademico.

In quel periodo infatti, intorno all’origine delle rocce, si contrapponevano due teorie, quella “nettunistica” e quella “plutonistica”. I sostenitori della prima ritenevano che tutte le rocce si fossero formate una dopo l’altra da un esteso oceano primordiale e da una stratificazione statica in cui le rocce erano formate dal granito lavico, sopra il quale si sedimentavano forme minerali e viventi che, con il passare dei millenni, diventavano rocce calcaree. Una visione creazionistica, fortemente influenzata dalla Bibbia, che sosteneva la centralità dell’uomo nell’universo e della terra nel sistema solare.

La scuola “plutonista” (da Plutone, il dio degli inferi) sosteneva invece l’idea di un movimento continuo al di sotto della crosta terrestre dove i graniti erano il prodotto di masse fuse provenienti dalle viscere della terra e solidificate una volta risalite in superficie.

Se le osservazioni di Pencati si fossero rivelate esatte, avrebbero avuto ragione i sostenitori del plutonismo. In questo clima di grande fermento culturale, il 30 settembre del 1822 il Ciambellano del re di Prussia, nonché naturalista, Alexander von Humboldt, annunciò il suo arrivo a Predazzo per prendere visione personalmente della scoperta.

Dopo di lui anche Leopold von Buch, il più importante geologo del tempo, si recò in carrozza dalla Sassonia, per ben due volte in due anni alla ricerca di una spiegazione alternativa alle osservazioni di Pencati. Von Buch studiò i minerali per i quali la zona era diventata nel frattempo famosa, e scoprì il calcare in prossimità del granito e della monzonite.

Negli anni a venire molti altri importanti studiosi, provenienti da tutta Europa, visitarono i Canzoccoli: Cordier, Richthoffen, Murchison, Studer, Maraschini. Le loro firme insieme a quelle di artisti, alpinisti, e viaggiatori, sono registrate nei libri degli ospiti (“il Memoriale” – conservato proprio all’interno del Museo) del celebre Hotel Nave d’Oro, un antico edificio che un tempo dominava la Piazza di Predazzo, e che verso la fine del Settecento venne impiegato come albergo. .

La sensazionale scoperta di Pencati trovò così conferma internazionale ponendo le basi della geologia moderna e di fatto trasformando Predazzo in una meta di richiamo internazionale. Qui infatti furono scoperte rocce, minerali e fossili mai visti prima ai quali vennero spesso dati nomi di toponimi locali: Monzonite, Fassanite, Predazzite.

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