Quel momento è arrivato. E non potevamo chiedere dicotomia migliore: il fuoco e la neve. Il progetto e la realtà.
A Predazzo, quel momento è arrivato ieri, 28 gennaio, quando la Fiamma Olimpica ha attraversato il paese, accendendo non solo una torcia, ma un’atmosfera capace di rassicurare, rallegrare ed emozionare davvero tutti.
Il passaggio della Fiamma Olimpica non è stato un semplice transito, ma una vera dichiarazione d’intenti: qui, tra le vie del centro, lo Stadio “Giuseppe Dal Ben” e le nostre vette, Milano-Cortina 2026 non è un evento che arriva da lontano, ma una storia che nasce dal territorio.

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L’immagine dell’arrivo resterà impressa in tutti coloro che hanno accolto la carovana olimpica, ribadendo ancora una volta come Predazzo possa essere considerata la capitale degli sport nordici, dove l’altitudine non è solo una questione geografica, ma anche culturale e sportiva.
Lungo le strade, nelle piazze, negli sguardi di chi attendeva l’arrivo, c’era la consapevolezza di vivere qualcosa che va oltre l’evento: è stata accolta come si accoglie qualcosa di familiare, quasi inevitabile.

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La torcia ha proseguito il suo viaggio, come è giusto che sia. Ma a Predazzo ha lasciato qualcosa che non si spegne: un’energia diffusa, una vibrazione collettiva che cresce di ora in ora, fino alla data del sei febbraio.

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Quando, il giorno della cerimonia e nei giorni successivi, il mondo guarderà la nostra Predazzo, molti ricorderanno il momento in cui tutto è cominciato davvero. Quel giorno d’inverno in cui, tra neve e attesa, il fuoco olimpico ha trovato casa.